Stamattina a casa mia il suono delle sveglie (sì, perché da noi una sola non basta…) è stato diverso: dopo mesi di vacanze e libertà estiva, si torna a scuola, con quel mix di sollievo e malinconia che ogni genitore conosce bene. Ma in fondo la famiglia ritrova i suoi equilibri nel ritorno alla routine: gli orari scanditi, le colazioni preparate di fretta e l’inesorabile traffico che riprende i suoi ritmi prevedibili.
Mentre accompagno i miei figli verso l’ingresso della scuola, non posso fare a meno di pensare nostalgicamente che mi mancheranno le conversazioni durante una passeggiata o davanti a un gelato. Quei momenti di qualità pura, senza agenda né scadenze, dove scopri che tuo figlio ha sviluppato una passione per l’astronomia o che ha capito qualcosa di importante sulla vita. D’inverno è più difficile replicare a casa l’emozione di quei momenti e le giornate, più corte, non ci offrono le stesse occasioni, ma, si sa, ogni stagione ha il suo senso: i nostri ragazzi tornano al loro “lavoro” di studenti, noi al nostro di adulti che devono fornire stabilità e direzione.
E su questo faccio proprio una riflessione: saremo veramente capaci di indicare una direzione giusta? Il mondo che li aspetta sarà completamente diverso da quello in cui siamo cresciuti noi e le professioni che abbiamo imparato a conoscere stanno cambiando sotto i nostri occhi, alcune stanno scomparendo, altre nascono dal nulla. Come spieghiamo a un dodicenne che deve prepararsi per lavori che forse non esistono ancora?
Questa accelerazione del cambiamento mette in crisi il mio ruolo di guida: non posso più dire con certezza “studia questo che ti servirà“, perché nemmeno io so cosa servirà davvero fra dieci anni. L’unica cosa che posso provare a trasmettere con sicurezza è la capacità di adattamento, la curiosità, la resilienza. Qualità che, paradossalmente, si imparano meglio durante quelle lunghe giornate estive che durante le ore passate sui libri.
Forse il vero compito di questo settembre non è tanto aiutare i nostri figli a prepararsi per un futuro specifico, quanto insegnare loro a navigare l’incertezza con fiducia. E forse, nel farlo, stiamo imparando qualcosa di importante anche noi.