Written by 9:38 Riflessioni

Quanto vale un’abitudine?

La tecnologia mi ha sempre incuriosito, anche se ancora non ho capito bene se è fascino puro o uno di quei rapporti di odio-amore alimentati dalle mille cose che non riesco ancora a fare con smartphone e pc. Probabilmente entrambe le cose.

Ogni anno guardo i video del CES di Las Vegas — la fiera dove il mondo della tecnologia mostra in anteprima quello che presto troveremo nei negozi o, più probabilmente, dimenticheremo di aver visto. Quest’anno mi hanno particolarmente colpito un taglia-capelli con intelligenza artificiale integrata, un anello che registra tutto quello che dici (pericolosissimo, davvero) e un multi-vitaminico che — sempre grazie all’AI — ti suggerisce il momento esatto in cui prenderlo. Gadget divertenti, alcuni anche utili, ma guardandoli tutti insieme mi sono fatto una domanda: perché stiamo cercando di misurare tutto?

Ci siamo convinti che per cambiare qualcosa nella nostra vita servano strumenti, app, notifiche, dashboard. Traccia i passi, monitora il sonno, conta le calorie, segna sull’app se hai bevuto abbastanza acqua. Possibile che senza questi dati aggiornati in tempo reale non riusciamo più a capire come stiamo?

James Clear — l’autore di “Atomic Habits” — ha scritto che migliorare dell’1% ogni giorno significa essere 37 volte migliore alla fine dell’anno. Il calcolo è un po’ ottimista, ma il concetto regge. Un’abitudine piccola, spesso banale, non vale per quello che fa oggi: vale per quello che costruisce in un anno, in cinque anni, in venti. Funziona esattamente al contrario dei social: non fa rumore, non ottiene like, non finisce nei post motivazionali, eppure lavora per te anche quando non ci pensi.

Vale anche per la strategia finanziaria, tra l’altro. I Clienti che nel tempo ottengono i risultati migliori non sono quelli che reagiscono a ogni oscillazione del mercato o che cercano il prodotto perfetto al momento giusto, ma quelli che hanno deciso una direzione coerente con i loro obiettivi e l’hanno rispettata con calma, mese dopo mese, anche quando non sembrava succedere niente di interessante. L’abitudine tranquilla (cioè una buona strategia) batte sempre la singola mossa brillante.

Non ti serve un anello smart per capire che dormire poco ti rende meno lucido; non ti serve un’app per sapere che muoverti ogni giorno ti fa stare meglio. Ti serve una decisione presa una volta sola — e poi la costanza tranquilla di rispettarla. Più avanti nel tempo, quasi non te ne accorgi: non è più uno sforzo, è semplicemente quello che fai. Ed è esattamente lì che succede il cambiamento vero.

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