Ci lamentiamo sempre che i nostri figli sono incollati al cellulare e ormai siamo abituati a dire (e a sentire) frasi del tipo “Metti via quel telefono“. Il problema, ovviamente, non è il telefono in sé ma l’attenzione che manca, quella nelle conversazioni, quella nei pranzi di famiglia della domenica. Poi qualche settimana fa ho letto un pezzo dell’Economist che mi ha fatto ridere e un po’ riflettere. Mentre tutti eravamo (e siamo ancora) preoccupati a guardare gli adolescenti con lo smartphone in mano, si è consumata in silenzio un’altra esplosione di tempo davanti allo schermo, ovvero quella dei boomer e degli anziani in pensione.
Un sondaggio recente dice che la metà di chi ha tra 61 e 79 anni passa più di tre ore al giorno sul telefono, e uno su cinque supera le cinque ore. Un’altra ricerca, condotta in sette paesi da GWI, trova che gli over 65 possiedono più tablet, smart TV, e-reader e computer dei ragazzi sotto i 25 anni — più di quelli quindi che noi definiamo “nativi digitali”.
Certo, per molti anziani lo schermo non è evasione, è autonomia. Restare in contatto con i figli lontani, informarsi, continuare a guidare la propria vita anche quando il corpo comincia a chiedere aiuto. Inoltre per alcuni sicuramente l’uso regolare di dispositivi digitali dopo i 50 anni corrisponde a un declino cognitivo più lento — e quindi no, non è tutto da buttare.
Quello che mi ha colpito, però, è un’altra cosa. Il problema non è mai stato lo schermo in sé — oppure a chi o cosa scegliamo di dare la nostra attenzione, ma quanta ce ne resta per le persone che abbiamo davanti. Vale per un ragazzo di quindici anni, vale per suo padre, e vale anche per chi fa un lavoro come il mio a contatto con le persone. Ho sempre detto che la parte più difficile del mio lavoro non è mai stata leggere un bilancio o spiegare un piano, ma stare davvero lì, con un Cliente, senza un occhio al telefono che vibra in tasca; ascoltare per intero quello che qualcuno ha da dire sui suoi figli, sulla casa che vorrebbe lasciare, sulle paure e sulle incertezze del futuro.
La prossima volta che siamo tentati di riprendere i nostri figli per il telefono, proviamo a chiederci: ma noi, a chi abbiamo dato davvero la nostra attenzione, oggi? E chissà, magari la prossima domenica a pranzo si comincia mettendo via il telefono per primi e si vede chi alza lo sguardo.