Fine agosto, fine vacanze e tra poche settimane riapriranno le scuole. E ogni anno, in questo periodo, mi ritrovo a fare lo stesso pensiero credo di molti genitori come me: stessi programmi scolastici, stessi metodi, stesse materie di sempre… Ma siamo sicuri che questa scuola li sta preparando al mondo che troveranno nel modo giusto?
Ho scoperto che non è una sensazione solo mia: un sondaggio Deloitte del 2026 su oltre 1.200 famiglie ha chiesto ai genitori cosa li preoccupa di più riguardo alla scuola dei figli e il tema che torna con più forza è proprio questo: la paura che i ragazzi non siano pronti per un mondo dominato dall’intelligenza artificiale.
Il punto non è se l’AI entrerà o meno nella vita dei nostri figli — è già entrata. Il punto è che nella maggior parte delle scuole non viene trattata come uno strumento da imparare a usare, ma come un rischio da contenere — vietata in classe, tollerata a casa e ignorata nei programmi perché né genitori né insegnanti sanno come comportarsi. È come se nel 1890 avessimo deciso di tenere l’elettricità fuori dalle aule perché “distrae” o perché “non sappiamo ancora bene cosa farci“: nel dubbio, continuiamo con le candele che fino ad ora ci hanno fatto luce, poi vedremo.
Capisco la prudenza e condivido lo scetticismo e la resistenza al cambiamento estemporaneo: ho due figli, entrambi in età scolastica e la tentazione di proteggerli tenendoli lontani da qualcosa che nemmeno noi adulti comprendiamo e controlliamo del tutto è forte. Ma proteggere non significa ignorare o rifiutare: significa accompagnare, sperimentare, sistematizzare e integrare. E qui la scuola, per come è strutturata adesso, con un sistema che non cambia nella sostanza da generazioni, mi sembra stia faticando.
Detto questo, non voglio assolutamente dire che l’attuale sistema scolastico vada completamente buttato via, perché sarebbe un errore uguale e contrario. È lo stesso sistema che, nel bene e nel male, ha formato le persone che oggi l’intelligenza artificiale l’hanno costruita e non possiamo rinnegarlo. E non ho nemmeno una ricetta pronta — e diffido di chi dice di averla.
Ma il primo passo, almeno per un genitore, è smettere di guardare la scuola aspettando che cambi da sola e cominciare a chiedersi cosa si può fare in casa, oggi, per prepararsi al futuro. Forse lasciare che i nostri figli affrontino qualche difficoltà e si allenino con il problem solving, forse far fare loro esperienze più “analogiche” e meno digitali? Non lo so, ma le scuole riapriranno presto, uguali a come le abbiamo lasciate. Il mondo fuori, nel frattempo, cambia e cambia molto velocemente.