Written by 8:01 Riflessioni

L’euro digitale spiegato semplice

Uno degli effetti positivi della politica dell’amministrazione Trump (sì, avete letto bene, ho scritto “positivi“) è stato un aumento della sensibilizzazione dei paesi membri dell’UE verso un’identità comunitaria più forte – soprattutto se consideriamo che dopo la Brexit e la reintroduzione di controlli alle frontiere in diversi paesi europei, l’idea di un’Europa unita si stava un po’ indebolendo. Tra proclami di un esercito europeo e mosse comunitarie anti-dazi, si sta facendo strada il progetto dell’Euro Digitale, un progetto che in realtà è già in pista da un po’ ma che alla luce di quanto sopra ha subito una forte accelerata.

Ma cos’è l’Euro Digitale e perché se ne parla proprio adesso? Iniziamo subito dicendo che non è una criptovaluta come Bitcoin, ma una moneta europea vera e propria in formato digitale, proprio come se fosse un banconota elettronica nel tuo smartphone. Immagina di poter pagare ovunque in Europa con la stessa semplicità con cui mandi un messaggio WhatsApp, ma con la sicurezza di avere i tuoi soldi garantiti direttamente dalla Banca Centrale Europea.

L’euro digitale in pratica è come un portafoglio universale europeo: invece di avere carte di credito e app di pagamento multiple, ci sarà un’unica soluzione accettata da Lisbona a Helsinki, senza commissioni per gli utilizzi base, eliminando quella giungla di commissioni e tariffe che oggi caratterizza i pagamenti digitali. Ma la vera innovazione sta nella funzionalità offline perché l’€uro digitale funzionerebbe anche senza connessione internet, permettendo di pagare anche in zone con scarsa copertura cellulare, con la privacy del contante, come se avessi delle banconote digitali nel telefono. Inoltre per le imprese, significherebbe accesso immediato all’intero mercato europeo con pagamenti istantanei e senza commissioni.

OK, ci sono pro e contro (come in tutte le cose), ma perché la BCE sta accelerando questo progetto?  Principalmente per una ragione strategica fondamentale: l’Europa non vuole più dipendere eternamente dai giganti americani dei pagamenti. Oggi, quando paghi con carta, i tuoi dati molto probabilmente vengono gestiti dai circuiti di pagamento (americani) come Visa, Mastercard o Apple Pay perché il 68% delle transazioni con carta in Europa dipende da infrastrutture non europee. Christine Lagarde, presidente della BCE, ha dichiarato che “i pagamenti sono la spina dorsale della nostra economia e l’Europa non può permettersi di essere eccessivamente dipendente da fornitori esterni.”.

Certo, la strada non è priva di ostacoli: le banche italiane dovranno investire circa 880 milioni di euro per adeguare i loro sistemi, e poi c’è la questione della privacy digitale che, nonostante le garanzie tecniche, non soddisfa coloro che temono che ogni transazione online lasci una traccia digitale, a differenza del contante che garantisce anonimato totale. Ma il progetto comunque sta procedendo speditamente: 70 aziende europee lo stanno già testando e si parla della metà del 2029 come data realistica per il lancio completo, subordinato ovviamente all’approvazione legislativa europea – che non è mai scontata.

La trasformazione comunque sarà graduale e l’euro digitale non sostituirà il contante ma lo affiancherà, offrendo ai cittadini una scelta in più. L’Europa si prepara così a riappropriarsi della propria sovranità monetaria nell’era digitale, offrendo ai suoi cittadini uno strumento che unisce innovazione tecnologica e valori europei di indipendenza strategica.

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