Written by 10:57 Riflessioni, Risparmio personale

Quando va male, cambiamo tutto.

L’Italia è fuori dai Mondiali — di nuovo, per la terza volta consecutiva. Gattuso si è dimesso, Gravina pure e da quel momento è partita la giostra che conosciamo bene: tutti in tv a spiegare dove si è sbagliato, tutti con la formazione ideale in testa, tutti con la ricetta pronta… il nuovo allenatore, il nuovo progetto, la nuova federazione e ripartire da zero. Conosciamo il meccanismo, lo riconosciamo benissimo — il calcio, la serie A, la nazionale, ogni volta la stessa storia.

Il problema è che questa reazione, così umana e così comprensibile, quasi sempre trasforma una sconfitta temporanea in una sconfitta definitiva. lo vedo anche nel mio lavoro: i mercati scricchiolano per le (brutte) notizie che arrivano da tutto il mondo e, sotto pressione, si vende nel momento peggiore, si compra nel momento peggiore — e alla fine il conto non torna. Non perché si sia stati sfortunati, ma perché si è deciso sotto pressione emotiva invece che seguendo un ragionamento e una strategia ben precisa.

Quando i mercati scendono, quando arriva una notizia che spaventa, quando il rendiconto trimestrale mostra un segno meno, la reazione istintiva è identica a quella dei tifosi sotto shock: cambiamo tutto. La Nazionale italiana ha cambiato commissario tecnico otto volte negli ultimi vent’anni. Ha rifondato, resettato, cambiato e ripartito da zero più volte di quanto riesca a contare. Eppure siamo fuori dai Mondiali per la terza volta di fila: non sarà forse che il problema non è chi allena, ma l’assenza di una visione che regga oltre il momento di crisi?

I Clienti che ottengono risultati nel tempo non sono quelli che hanno indovinato il momento giusto per entrare o uscire dal mercato, ma quelli che hanno costruito un piano solido, lo hanno rispettato anche quando era scomodo farlo e hanno lasciato che il tempo lavorasse per loro. Non perché siano stati bravi a prevedere il futuro — nessuno lo sa fare — ma perché non si sono fatti travolgere dal presente.

Cambiare quando serve è giusto. Cambiare per paura, di solito, no.

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