Da settembre si potrà andare da Milano a Bruxelles in treno, via Zurigo — dodici ore in carrozza letto invece che un’ora e mezza in aereo. Una follia? No, perché i treni notturni stanno tornando: non come operazione nostalgia, ma come scelta deliberata. Un po’ come è successo con il movimento slow food, sta nascendo il movimento slow travel. La compagnia ferroviaria austriaca ÖBB ha rilanciato i Nightjet, una cooperativa belga-olandese ha creato European Sleeper, e Mastercard nel suo recente report sull’economia dell’esperienza europea segnala proprio i viaggi in sleeper train come uno dei trend più solidi del 2026.
La cosa che mi fa pensare non è il fenomeno in sé, ma le motivazioni di chi sceglie di farlo. Perché, razionalmente, non ha senso: va bene che in aereo ci sono tempi di trasferimento e di attesa, limitazioni su cosa porti e sui bagagli, ma da Milano a Bruxelles in aereo ci metti un’ora e mezza, in treno notturno dodici ore. Costa di più, ci impieghi dieci volte tanto, e se quello che conta è “andare da A a B”, il low-cost aereo vince a mani basse.
Eppure le prenotazioni dei notturni continuano a crescere. Molti, evidentemente, hanno smesso di credere che quello che conta sia solo arrivare: come la famosa frase (abusata) — “l’importante è il viaggio, non la destinazione” — attribuita a chiunque abbia mai scritto un libro e quindi a nessuno. Banale come il contenuto di un biscottino della fortuna nei ristoranti cinesi, ma forse ormai diventata vera. Una cena con calma, una conversazione che non finisce dopo venti minuti, il paesaggio che si srotola fuori dal finestrino la mattina, il fatto di svegliarsi in un altro paese senza essersi sentiti trattati come bagagli. Molto romantico, anche.
I treni notturni stanno tornando perché oltre certi livelli di stress e di frenesia, le persone iniziano a chiedersi se valga la pena. Non rifiutano la modernità — chi prenota un Nightjet usa l’app, paga in contactless, posta la storia su Instagram — ma scelgono in quali parti della loro vita lasciare entrare la velocità e in quali no.
Anche quando faccio vedere grafici, simulazioni e scenari è tutto vero, ma spesso non basta: la decisione di “stare sul treno” non è una decisione razionale, è una decisione esistenziale. Vuol dire scegliere di non sentirsi addosso ogni giorno la vibrazione di dover fare qualcosa e dare più importanza all’esperienza ed alla strategia che resta nel tempo.
Comunque sia, il treno per Bruxelles è in vendita da metà marzo. E forse, ogni tanto, scegliere di non correre è già di per sé la cosa giusta.