Written by 8:22 Investimenti, Riflessioni

Trenta gradi a maggio e il prezzo delle case

A Torino questo fine settimana, fine Maggio, abbiamo toccato i trenta gradi. Bello, inizia a fare caldo, arriva l’estate (forse), si va al mare. Certo, i caldi prematuri ci ricordano subito i cambiamenti climatici, il global warming, etc…: ma di solito quando si parla di clima, finanza, investimenti e patrimonio si finisce inevitabilmente a discutere di fondi sostenibili, ESG, transizione energetica. Argomenti sicuramente interessanti ma molto distanti dalla nostra realtà quotidiana — perché quello che invece sta succedendo sotto i nostri occhi, è che il clima sta cambiando in modo tangibile e concreto il valore degli immobili.

Per esempio, già adesso, sul mercato, si comincia a vedere che gli attici senza coibentazione, gli ultimi piani con tetto sotto le tegole o le case in pianura senza alberi intorno, giusto per fare qualche esempio, hanno perso percentualmente valore rispetto a pochi anni fa. Ma anche gli alloggi in città senza aria condizionata o, peggio ancora, in classe energetica bassa, fanno fatica a competere sul mercato con edilizia recente o ristrutturata e quindi, inevitabilmente, si svalutano.

C’è poi tutta la parte assicurativa che merita un discorso a parte: le polizze casa sono già aumentate in modo serio per chi vive in zone esposte a grandinate o alluvioni e anche quello è un costo nascosto che entra nel calcolo del rendimento reale di un immobile, di cui bisogna tenere conto al momento dell’acquisto.
Nella pianificazione patrimoniale alla vecchia maniera, a quelle variabili classiche — posizione, esposizione, qualità della costruzione — se ne è aggiunta una nuova, che fino a qualche anno fa era forse marginale, ovvero l’impatto ambientale — perché il mercato lo sta già cominciando a prezzare, in silenzio.

La stessa casa, comprata adesso, in posti diversi avrà comportamenti molto diversi nei prossimi quindici-vent’anni …e questo, oggi, è una variabile che pesa molto di più di quanto pesasse vent’anni fa, quando i nostri padri ci ripetevano che il mattone non tradisce mai. Era una verità solida, di quelle che davano stabilità alle famiglie e un pavimento sicuro sotto le scelte patrimoniali: si comprava, si affittava, si lasciava ai figli, e nel frattempo l’immobile silenziosamente cresceva di valore. Funzionava così, e in parte funziona ancora, ma qualcosa sta cambiando.

Fino a qualche anno fa per scegliere bene bastava guardare zona, posizione, rifiniture. Oggi serve farsi qualche domanda in più e soprattutto fare bene i conti, sia finanziariamente che fiscalmente, soprattutto se quella casa è un investimento che dovrà tenere il valore — o produrne — per i prossimi vent’anni.

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