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Quando la famiglia tipo diventa un fantasma statistico

Quasi tutta la pianificazione finanziaria che si fa in Italia, dagli anni Settanta a oggi, è stata costruita intorno a un modello implicito di famiglia: padre lavoratore con carriera lineare, madre casalinga o con reddito secondario, due figli, 0,5 animali domestici e una casa di proprietà, una traiettoria di vita prevedibile. Era così reale, quel modello, che è entrato senza che ce ne accorgessimo dentro le simulazioni pensionistiche, i prodotti assicurativi, le pubblicità delle banche, il linguaggio stesso della consulenza patrimoniale e ancora oggi quando si parla di “famiglia tipo“, si parla implicitamente di questo modello.

Solo che quella famiglia, in larga parte, non esiste più.

Le rilevazioni Istat più recenti sono chiare: il nucleo composto da padre lavoratore, madre casalinga e due figli (e il mezzo animale domestico) rappresenta oggi meno del quindici per cento delle famiglie italiane. Anche allargando la definizione alle coppie con doppio reddito e due figli, non si arriva a un terzo del totale. La maggioranza degli Italiani vive in configurazioni che venti o trent’anni fa sarebbero state considerate l’eccezione: single per scelta o per circostanza, coppie senza figli, famiglie ricomposte dopo separazioni, mono-genitori, conviventi di lungo periodo, anziani soli. Tutti con almeno un animale domestico intero in casa — non più mezzo, anzi spesso più di uno.

Si tratta di assetti patrimoniali profondamente diversi fra loro, ognuno con le sue specificità fiscali, previdenziali, ereditarie, distanti dal modello standard intorno al quale è ancora costruita una parte importante del mercato finanziario italiano.

Un segnale interessante di questa trasformazione arriva, paradossalmente, dai social. Quelli di voi diversamente giovani come me che ogni tanto scrollano i social con curiosità, forse avranno visto su TikTok un trend chiamato “rich aunt“, la zia ricca. Ragazze ventenni raccontano che da grandi non vogliono diventare mogli o madri, ma “zie” ricche: donne single, indipendenti, viaggiatrici, con soldi propri e una casa propria. Sotto la leggerezza del format virale c’è un dato culturale netto: il modello donna sola, libera, economicamente autonoma è un’aspirazione esplicita per una parte significativa delle ventenni — e le ventenni di oggi saranno le quarantenni di domani.

Il problema è che questa generazione, quando arriverà al momento di costruire e gestire un patrimonio, troverà ad accoglierla una consulenza finanziaria ancora largamente strutturata intorno alla famiglia tipo di trent’anni fa: già oggi le donne single sopra i quarant’anni sono una categoria patrimoniale numerosa — proprietarie di immobili, lavoratrici autonome, future eredi — eppure restano spesso fuori dal radar di chi disegna prodotti e comunicazione finanziaria.

Il punto non è celebrare un modello a discapito di un altro ma prendere atto che il paesaggio è cambiato: è plurale, è frammentato, e non è più riducibile ad un unico format standard uguale per tutti. E forse anche noi dobbiamo iniziare ad adeguarci con simulazioni pensionistiche che includano anche carriere discontinue, redditi multipli e configurazioni familiari non lineari. Per ora siamo ancora un passo indietro e forse su TikTok hanno già iniziato a mostrarci un futuro che a noi ancora sfugge.

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