La scorsa settimana, il 5 ottobre, è stato annunciato il premio Nobel per la Medicina: lo hanno vinto Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per l’optogenetica, un metodo che permette di accendere e spegnere singole cellule nervose nel cervello usando la luce. Complimenti.
Ma la parte che mi ha colpito è la storia di questa ricerca che ha portato oggi, nel 2026, al Premio Nobel. All’inizio degli anni Novanta, nell’istituto Max Planck in Germania, Hegemann studiava come un’alga unicellulare riesce a nuotare verso la luce. Non cercava una cura e non stava costruendo uno strumento per le neuroscienze. Voleva capire meglio il “comportamento” di un’alga. Insieme a Nagel ha trovato nella membrana di quella cellula una proteina sensibile alla luce, e in seguito Deisseroth è riuscito a far partire segnali nervosi in un cervello vivo. Oggi i ricercatori usano questo metodo per capire come singole cellule influenzano memoria, emozioni e comportamento e se ne studia anche l’uso come possibile terapia.
Adesso Hegemann ha 72 anni, Nagel ne ha 73, Deisseroth 55. Il riconoscimento arriva più di trent’anni dopo l’inizio di quel lavoro (30 anni!) e per un lungo periodo nessuno poteva sapere a cosa sarebbe servito.
Ora, non voglio fare paragoni con il mio lavoro, sarebbe presuntuoso. Mi resta però un’idea semplice: molte delle cose che contano non hanno un risultato visibile nel momento in cui le fai e non per questo sono tempo perso. Nei miei primi anni di lavoro ho fatto un sacco di cose che sul momento sembravano non portare a niente: telefonate di cortesia, caffè con persone che non sarebbero mai diventate Clienti, pomeriggi passati a imparare cose che nessuno mi chiedeva. Solo molto dopo ho capito che erano quelle a tenere in piedi tutto il resto.
Spesso è difficile continuare un lavoro o seguire una strategia senza avere la prova che servirà e bisogna accettare il fatto che a volte la prova arriverà dopo anni. Ma la pazienza, come dice il detto, è una virtù e in un mondo che corre sempre più veloce e non guarda più i risultati a medio e lungo termine, questo Nobel per la Medicina ci ricorda che costanza e perseveranza nel lavoro portano sempre a risultati di successo.