Written by 10:22 Riflessioni

Il patrimonio di chi non decide

C’è uno studio di Fondazione Cariplo che ho ritrovato questa settimana perché ripreso da alcuni articoli di cronaca su un recente caso specifico — un uomo morto senza eredi, il cui patrimonio dopo anni è finito allo Stato. Niente di male ma, detto tra noi, se proprio uno non ha eredi piuttosto che genericamente “allo Stato” preferirei fare una donazione ad un Ente o Associazione benefica, no profit o, per usare una terminologia più attuale, del Terzo Settore. Ma, considerazioni morali a parte, è la ricerca dietro quella storia che è più interessante.

Gli studiosi dell’Evaluation Lab della Fondazione Giordano Dell’Amore hanno stimato che, in Italia, il valore complessivo dei patrimoni di persone senza eredi potrebbe arrivare a 20,8 miliardi di euro entro il 2030, e addirittura a 88,1 miliardi entro il 2040. Un numero che cresce, sempre più, per una ragione demografica semplice: sempre più persone anziane sole e sempre più famiglie (sia “tradizionali” che coppie di fatto e unioni civili) senza figli. È un dato demografico statistico innegabile, sia in Italia che all’estero: una scelta, quella di avere figli, che troppo spesso non viene più fatta.

Ma in quello stesso studio c’è anche un numero, secondo me, ancora più interessante: se le persone senza eredi diretti decidessero di destinare parte del proprio patrimonio a una causa, un ente, un’organizzazione benefica — invece di lasciare che tutto proceda per inerzia — quei lasciti potrebbero valere 8,4 miliardi entro il 2030 e 35,7 miliardi entro il 2040. Risorse che potrebbero sostenere ricerca, cultura, assistenza, comunità (il Terzo Settore, appunto) — invece di restare semplicemente un numero in un bilancio dello Stato.

Un tema, quello del Terzo Settore, a cui tengo particolarmente, soprattutto da quest’anno, da quando sono stato nominato Charity Ambassador di Fondazione Mediolanum e sono molto più coinvolto e a contatto con il lavoro e le tante iniziative che la fondazione capitanata da Sara Doris svolge in tutto il mondo.

Si parla sempre volentieri di investimenti, di rendimenti, di quanto crescerà un capitale nei prossimi anni, ma si parla molto meno di cosa succederà a quel capitale quando non ci saremo più. Eppure è una parte della pianificazione tanto importante quanto le altre — forse di più, perché è l’unica che non riguarda noi, ma le persone o le cause a cui teniamo.

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