Quando io e quelli della mia generazione abbiamo iniziato a lavorare, nel 1993, nessuno ci ha chiesto di essere bravi subito, dal primo giorno. Ci hanno chiesto di essere presenti, di osservare come lavoravano i “senior”, quelli con più esperienza, di prendere appunti e memorizzare tempi e metodi. Nei primi mesi ci affidavano i compiti più semplici — archivi, pratiche da ricopiare, telefonate di cortesia. Certo non era un lavoro nobile, ma era una scuola e mentre facevo quelle cose guardavo come lavoravano gli altri e, senza accorgermene, imparavo il mestiere. Si chiamava “gavetta“.
Oggi la gavetta che per me è stata, e credo lo sia ancora per tutti i giovani che affrontano un primo impiego, fondamentale è a rischio di estinzione — e i dati cominciano a dirlo con una certa chiarezza: nei giovani tra i 22 e i 25 anni, chi lavora nelle professioni più esposte all’intelligenza artificiale, secondo lo Stanford Digital Economy Lab, ha oggi un’occupazione inferiore di circa il 19% a quella che avrebbe avuto tenendo il passo dei coetanei nei mestieri meno esposti, ma il problema non sono i licenziamenti, sono le assunzioni. Nessuno sta mandando a casa i ragazzi, semplicemente certe porte d’ingresso, soprattutto ai livelli inferiori, si aprono meno.
Il perché lo racconta bene un altro studio, quello di PwC su più di un miliardo di annunci di lavoro in 27 Paesi. I ruoli junior più esposti all’AI hanno sette volte più probabilità degli altri di richiedere competenze che una volta erano da senior: giudizio, capacità di guidare, pensiero strategico. Questo perché la parte di lavoro semplice e ripetitiva, quella che una volta ci faceva da apprendistato, la fa sempre più spesso una macchina e a chi arriva si chiede di sapere già ciò che noi abbiamo imparato in anni. Un po’ come, paradossalmente, una volta nelle inserzioni di lavoro si richiedeva a un giovane neo-laureato di avere esperienza lavorativa.
Allora mi viene da ripensare alla mia gavetta: se i lavori semplici li fa una macchina, dove e quando si può imparare? Perché il consiglio “parti dal basso e fatti le ossa” vale ancora, ma il basso è diventato un posto più alto. Io personalmente ho la fortuna di essere parte attiva di Mediolanum Next, il programma di formazione e inserimento professionale dedicato a giovani under 30, ideato da Banca Mediolanum per avviare i talenti alla carriera di consulente finanziario — ma quante aziende offrono un’opportunità simile e quanti giovani possono usufruirne?
Forse il “primo gradino” non è ancora sparito, ma sicuramente per molti giovani è diventato più alto.