L’altro giorno, come spesso mi capita, discutevo con un Notaio della “promozione” e dell’informazione che noi consulenti finanziari facciamo relativamente al discorso del passaggio generazionale e dell’importanza di fare testamento. Molti, purtroppo, non sono al corrente di quanto questo passaggio tecnico sia, per quanto psicologicamente uno non lo voglia mai affrontare, fondamentale e soprattutto non sanno cosa significhi in concreto non farlo.
Ci sono persone infatti che vivono già come se avessero ricevuto un’eredità che, in realtà, non è ancora arrivata. Sanno che un giorno arriverà qualcosa — la casa dei genitori, qualche risparmio, magari una piccola attività di famiglia — e quella semplice consapevolezza cambia il modo in cui gestiscono i soldi oggi. Si sentono più tranquilli, rimandano certe decisioni, spendono con un margine di sicurezza che, sulla carta, non hanno ancora.
Il problema è che questa eredità “annunciata” spesso non viene mai discussa davvero in famiglia. Si sa che esiste, in modo vago, ma non si sa quanto vale, come è strutturata, se è fatta soprattutto di immobili o di liquidità, se ci sono debiti o vincoli. E qui nasce il primo nodo: in Italia, secondo le stime, solo un risparmiatore su quattro ha pianificato attivamente il proprio passaggio generazionale. Gli altri tre, semplicemente, aspettano che le cose succedano.
Il secondo nodo, ancora più delicato, riguarda cosa c’è davvero dentro quell’eredità: una parte significativa del patrimonio in transito in Italia, nei prossimi anni, è fatta di immobili — spesso nei piccoli centri, in quartieri che hanno perso attrattiva, in case che i figli non hanno alcuna intenzione di abitare. Parliamo del fenomeno della cosiddetta “casa della nonna”: un appartamento che si è ricevuto in eredità ma che andrebbe ristrutturato per poter essere venduto oppure che si trova in una zona vecchia o scomoda per trasporti ed infrastrutture. Quello che sembrava un capitale si trasforma in un peso: tasse, manutenzione, difficile da affittare… Chi eredita, in questi casi, non riceve ricchezza liquida e disponibile, ma un problema da gestire.
Anche se richiede una conversazione che molti preferiscono evitare, parlarne prima, con chiarezza serve a evitare che un domani la sorpresa diventi un problema. Alla fine, parlarne è un gesto di rispetto: si risparmia a chi resta la fatica di decidere tutto da solo, su cose che non conosce. E spesso, parlarne in anticipo, non allontana le persone — le unisce.